Prof.VITANTONIO SIRAGO

Professore di storia romana
email: i2srm@hotmail.it
Home
email
Biografia
Scripta minora
Bibliografia
Recensioni
Link
Narrativa
Inediti


Pugliese d'origine (Grumo Appula, 1920), Vito A. Sirago ha insegnato storia romana in alcune università europee (Lovanio, Gand, Mons, Pan) e in quelle di Salerno, Cosenza, Bari. Membro di Accademie Internazionali e redattore di importanti Riviste scientifiche, ha scritto opere ormai fondamentali, sull'involuzione politica ed ideologica dell'Impero (Lovanio 1961, Napoli 1972, Bari 1978) e sulla storia agraria di Roma (Lovanio 1959, Napoli 1995-6). Di recente ha pubblicato una biografia critica di Nerone (Napoli 2000) e, Il Sannio Romano (Napoli 2000).






BIOGRAFIA



Vitantonio Sirago è nato a Grumo Appula l’8 marzo 1920, ma dichiarato, come s’usava allora, e quindi iscritto nei registri, il 12, da Michele e Pasqua Lanzisera di Palo del Colle, in via Gen. Diaz n. 2, angolo con via Lupis.
Trascorre la sua infanzia tra Grumo e Palo, e questo dovette incidere nella sua educazione, difatti non sopportò mai che a Palo si parlasse male di Grumo e che a Grumo si ridesse sui Palesi. Quelli erano tempi di forti quanto futili rivalità tra Comuni vicini, che spesso sfociavano in vere battaglie con “sassaiole” tra squadre di ragazzi dei Comuni avversi.
Sassaiole ormai qui non ce ne sono più, dal momento che ora è impossibile trovare sassi per le strade dell’abitato, e neppure in quelle di campagna: sono tutte asfaltate. Allora erano tutte ricoperte da uno strato di ghiaia, pietre ridotte a piccola dimensione, meno di un pugno, da quella benemerita categoria di persone, gli “spaccapietre”, anch’essa ormai scomparsa. Ci dobbiamo accontentare di vedere in televisione un esempio di sassaiola negli avvenimenti palestinesi.
Bene, questo avveniva allora nelle nostre contrade e senza che ci fosse un motivo. Così, per pura dimostrazione di forza e di superiorità verso i vicini.
E dunque il nostro Vitantonio, anche da grande, non ha mai sopportato che spesso si facesse, come suol dirsi, d’ogni erba un fascio, e si dessero giudizi generici e preconcetti su persone sconosciute.
Crebbe nel rione “S. Spirito”, attorno all’edificio scolastico e alla sua abitazione.
Odiò l’asilo. Evidentemente trovava nella casa un forte ambiente affettivo, e nella strada, ove i bambini trascorrevano gran parte della giornata, spazi aperti e tanti compagni di gioco. Come meravigliarsi se preferiva questa alla vita paventata chiusa dell’asilo, con compagni sconosciuti, con doveri da compiere?
Si affezionò subito invece alla scuola elementare, iniziata nell’ottobre 1925. Affezione spiegabile, sia per la maggiore maturità, che per il gusto di apprendere trasmessogli subito dai maestri. Cambiò maestri quasi ogni anno: Paccione in I, De Ceglie in II, Laddago in III, Portoghese in IV e V.
Ecco alcuni giudizi ricavati dai registri scolastici dell’epoca: “E’ assiduo, intelligente e studioso”, “Va benissimo”, “Legge molto bene”, “Conosce i numeri ed è svelto nel calcolo mentale”, “Assimila moltissimo e spiega bene”, “Continua benissimo in tutte le materie”, “Va benissimo in tutto”, “Continua benissimo”, e giù una sfilza costante di “Buono” e “Lodevole”, che erano le migliori qualifiche.
Abbiamo voluto con queste ricerche solo verificare se “il buon giorno si veda dal mattino”. E ne abbiamo avuto evidente conferma. Ma chiariamo subito: non è che tutti quelli che vanno benissimo a scuola nell’infanzia, debbano sicuramente diventare dei grandi uomini. Né che tutti coloro che vanno malissimo, siano destinati al fallimento. Ci sono sempre le debite eccezioni che inverano la regola. Quanti da giovani sono vissuti in strade malfamate, hanno quindi tutti avuto gli stessi cattivi esempi, eppure uno è diventato un grand’uomo, l’altro un miserabile; l’uno ha visto dei tristi esempi da evitare, l’altro gli stessi esempi da imitare! Di norma però il buon giorno si vede dal mattino. I genitori hanno il compito di fare in modo che per i loro figli ci sia sempre un buon mattino!
Frequentò il I e II corso di Avviamento al Lavoro. Era questo un istituto per coloro che non intendevano o non avevano ancora deciso di proseguire gli studi. Anzi molto spesso la sua frequenza finiva con essere decisiva per la scelta futura, quasi una remora per far maturare una vocazione. Ma per accedere al ginnasio o al corso inferiore di diversi istituti, come il magistrale, bisognava superare gli esami di ammissione, che erano abbastanza severi, forse per evitare la mortalità scolastica negli anni successivi.
Presentatosi il nostro Vitantonio per lezione privata in preparazione agli esami di ammissione al maestro Giuseppe Conte, capì di non sapere niente. Questo maestro influì enormemente sui suoi studi, come egli stesso afferma. Gli fece mettere ordine in tutto, in ogni disciplina, tanto da fargli poi dire di essere vissuto, per molto tempo dopo, di rendita. Cominciò dunque tutto daccapo: in sette mesi fu pronto per l’ammissione al Ginnasio, che conseguì (12/9/1932) a Gioia del Colle.
La precedente e interessante ricerca sui primi anni di studi ci ha spinti a farne un’altra ancora più interessante.
Il prof. Sirago è diventato un uomo di eccezionale cultura. Aveva un fratello, Francesco, del 1912, sacerdote, purtroppo morto in giovane età, il 10 luglio 1938. Una sorella, Rita, del 1914, diplomata in taglio e ricamo. Una ricerca sul DNA, per così dire, della sua famiglia, delle sue radici, poteva essere veramente eloquente ed interessante.
Così è venuto fuori che il prof. Sirago si allaccia ad un’antica, notissima e illustre famiglia, la famiglia Fiorese, ora pressoché scomparsa nel nostro paese.
Troviamo infatti questa famiglia già tassata in catasto nel 1753 per 248 once. Quindi era dotata di un patrimonio ragguardevole.
Ha dato una sequela di personaggi importanti e colti: sindaci, notai, sacerdoti, maestri, in anni di diffuso analfabetismo!
Così potremmo spiegare le doti innate del prof. Sirago e della sua famiglia.
E’ chiaro che quelle doti, come i talenti evangelici, sono state esercitate, utilizzate abilmente, messe a frutto con rara serietà e raro impegno. E così si è avuto il prof. Sirago, una personalità eccezionale, caratterizzata da spiccata cultura, sensibilità, amore per la sua terra.
A questo punto giova ricordare che ogni uomo, venendo al mondo, porta con sé una dotazione piccola o grande di talenti che, ovviamente, ha il dovere di scoprire, e deve avere poi la volontà di mettere a frutto. Spesso però accade che la difficoltà di scoprirli e riconoscerli o la mancanza di volontà nel trafficarli, genera i falliti della vita e della società. Lo sappiano i figli e lo sappiano i genitori cui spesso in queste note ci rivolgiamo.
A nove anni gli morì il padre (29 sett.1929). Reagì al dolore e alla perdita dell’affetto paterno, attaccandosi alle letture. Lesse disordinatamente quello che poteva: molto di storia, geografia e scienze naturali. A fine 1929 ebbe ospite in casa sua la maestra (in pensione) Rita Santoro, vecchia zia di suo padre, ai cui piedi lesse vari romanzi dell’Ottocento.
Il 28 sett. 1932 entrò nel collegio “Sozi-Carafa” di Vico Equense, retto dai Gesuiti: in tre anni fece tutto il ginnasio (cinque corsi), studiando anche d’estate. Nel giugno 1935 sostenne l’esame di ammissione al Liceo “Virgilio” di Gioia del Colle.
A Gioia frequentò il I Liceo. Scontento, si trasferì a Bari.
A Bari frequentò il II e III Liceo all’“Orazio Flacco”: conseguì la maturità classica nel luglio 1938. A diciotto anni cioè, aveva recuperato i due anni passati all’Avviamento Professionale. Non aveva perduto tempo, come si vede. Proprio il contrario di quel che molto spesso avviene oggi tra i giovani. Tra tempo passato dinanzi al televisore, discoteche e maxiconcerti, pare proprio che la perdita di tempo negli anni giovanili sia purtroppo di moda oggi. I Francesi sogliono dire: “Qui à vingt ans ne sait pas, à trente ans ne peut pas, à quarante n’a pas: jamais ni saura, ni pourra, ni aura”.Chi a ventanni non sa, a trentanni non può, a quaranta non ha, giammai né saprà, né potrà, né avrà. E’ di pochi far tesoro di questa massima. Uno di questi fu proprio il nostro Vitantonio, sulla scorta non dico proprio di essa, ma certamente della serietà degli insegnamenti ricevuti dai genitori. Lo affermerà poi apertamente quando constaterà che “Tra sonno e necessità corporali, l’uomo perde i 2/3 della sua vita. Pertanto ha da rimpiangere il tempo perduto stupidamente”. Ma lui, siam certi, non avrà un tal tipo di rimpianti. Non ha infatti perduto tempo inutilmente, mai, lui che confessa di non aver mai assistito ad una partita di calcio.
Insegnamento dunque efficace dei genitori sotto questo aspetto. Perdette il padre a nove anni. Si vede che fu la madre ad assolvere efficacemente l’impegno educativo facendo anche le veci del padre. Quante lauree prese dai giovani andrebbero date invece alle loro madri! Sicuramente i figli hanno studiato, ma sono state le madri a dar loro la spinta, l’energia necessaria, la costanza. A loro va dunque un indubbio, enorme e molto spesso misconosciuto merito.
Ma normalmente ci sono tante altre persone che influiscono nella formazione della nostra personalità, oltre i genitori, i famigliari e qualche insegnante, ossia altre frequentazioni. E ci si sostiene a vicenda. Egli soleva dire: “Siamo in gruppo nella stessa barca: o ci si salva insieme o si affonda”.
Durante gli anni del I e II liceo il giovane Vitantonio, ormai avviato ad un cammino responsabile di autoformazione, strinse affettuosa amicizia col coetaneo Giovanni Bellardi, futuro professore ordinario nei licei, col quale ebbe lunga consuetudine di studio, e con Beniamino D’Amato, futuro Soprintendente Bibliografico per la Puglia e Lucania, la cui biblioteca fornitissima frequentò assiduamente. Frequentò altresì un maestro di vita come Mons. Pietro Chirico, Rettore del Seminario, Arciprete di Grumo dal 1930 al 1939, dottissimo, spiritualmente distaccato da tutti e molto amareggiato.
Durante il terzo liceo, spostatosi ormai ad Adelfia - Canneto per via dell’incarico di vice parroco del fratello sacerdote, strinse affettuosa amicizia con gli Attolico. Tra i quali Bernardo, ambasciatore spesso inascoltato, ma di grande lungimiranza, in Russia, Germania e Vaticano in tempi cruciali della nostra storia; il nipote di questi, Giuseppe, suo coetaneo, fu poi eminente studioso di matematica.
Il dieci luglio 1938, vale a dire qualche giorno prima dei suoi esami liceali, gli morì il fratello Francesco: un disastro affettivo e finanziario. Tornò a Gioia, per lavoro, impegnato nella lotta per la sopravvivenza, avendo a carico la madre e la sorella. Qui rimase anche dopo che queste tornarono a Grumo a giugno del 1939, per dare lezioni private. Fu vice-rettore del Convitto “Manzoni”, e poi, dal marzo 1941, a 21 anni, fu chiamato a reggere la cattedra di latino e greco al Liceo “Virgilio”. Impegno svolto disinvoltamente e con l’entusiasmo del neofita, gratificato anche da alunni bravi, attenti e laboriosi, se è vero che qualcuno di essi, incontratolo casualmente, è stato capace di ripetergli a memoria, dopo 50 anni, la II Olimpica di Pindaro.
Frequentò l’Università restando a Gioia: all’Università si recava solo per sostenere gli esami. L’Università era a Napoli: quindi erano duri viaggi (12 ore) in treni affollati per la guerra.
Il 17 marzo 1941, come abbiam detto, fu chiamato a insegnare latino e greco dal Liceo di Gioia: vi restò tutta la fine del 1941 e tutto il 1942. Il 4 agosto 1942 partì militare, al corso allievi sergenti di Pietra Ligure.
Aveva sostenuto tutti gli esami a Napoli; aveva preparato la tesi su “La novellistica nella letteratura latina”. Appena ebbe il primo congedo, si laureò a Napoli il 22 dicembre 1942, relatore il prof. Francesco Arnaldi, che l’aveva consigliato e seguito così come meritavano la serietà e l’impegno del suo allievo, dimostrati negli esami sostenuti. Seduta per lui solo, sotto Natale, sotto il rischio dei bombardamenti. Il lettore di oggi e, a maggior ragione, quello di domani, non potrà mai immaginare l’atmosfera di quegli anni di guerra. Il disordine creato dalle varie emergenze, dai bombardamenti. Si faceva quello che era possibile fare, non ciò che si doveva. Gli uffici pubblici funzionavano come meglio potevano. Inutile protestare. Ci si arrangiava in tutto.
Ai primi di gennaio 1943 raggiunse la scuola A.U.C - Allievi Ufficiali di Complemento - di Fano.
Promosso Sottotenente di Fanteria, il 25 agosto 1943 fu mandato in licenza a casa, a Catanzaro, con l’ordine di presentarsi poi, a Trento, l’8 settembre. Peripezie inaudite per raggiungere casa: Catanzaro bombardata, i suoi s’erano rifugiati in un paesino, Vena di Maida. Impiegò quattro giorni per rintracciarli. Il 5 settembre si rimise in viaggio per raggiungere il Reggimento assegnatogli a Trento. Ma l’8 settembre era ancora a Giulianova: la radio delle ore 20 annunciò l’armistizio. Si fermò in attesa degli eventi.
Intanto si ricostituisce il già disciolto partito fascista. I tedeschi impongono di chiamare a raccolta i soldati sbandati.
Non volle presentarsi e visse alla macchia. Fece fuggire 21 ebrei dal confino di Notaresco. Insieme si imbarcarono a Roseto (15 nov. 1943) per sbarcare poi a Termoli, al di qua cioè della Linea Gotica. Di questo evento è traccia con il suo nome e cognome in una lapide esposta a Gerusalemme. Per lui ci furono altre peripezie: Comando Tappa n.8 di Bari, di qui a Lecce, a Galatina, a Casarano. Il servizio continuò fino al congedo, su sua richiesta, dal 45° Fanteria di Lecce, il 12 agosto 1944.
Rientrato dal servizio militare, riprende quello di insegnamento dal 5 nov. 1944 a Catanzaro (8 anni), poi ad Aversa (1 anno), infine a Torre del Greco ( 2 anni) fino al 30 sett. 1955. Viene trasferito a Napoli, ma solo giuridicamente, mentre in realtà comincia la sua avventura all’estero.
Infatti trascorse il 1955 a Parigi, per la prima borsa di studio. Dal 1° ottobre 1955 al 30 settembre 1957 fu titolare al Liceo “Garibaldi” di Napoli, ma distaccato a Bruxelles per altre due borse di studio.
Il 10 luglio 1957 conseguì il dottorato in Filologia Classica presso l’Università di Lovanio.
1° ottobre 1957 - 30 settembre 1962, per cinque anni di seguito, fu assegnato all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, 38 Rue de Livourne: il I anno diede lezioni all’Università di Gand, il II ad Anversa, il III, IV e V, incaricato all’Institut Supérieur di Mons e lettore all’Università di Lovanio.
Il I ottobre 1962 tornò a Napoli, al Liceo "Umberto I", dove insegnò per sei anni di seguito. Intanto aveva conseguito la Libera Docenza in Storia Greca e Romana a metà aprile 1959, mentre era in servizio a Bruxelles.
Nel 1969 risultò vincitore al concorso a preside dei Licei: il 12 dicembre 1968 ebbe la nomina e fu assegnato al Liceo "A. Nifo" di Sessa Aurunca.
Il 1° ottobre 1969 fu comandato all’Istituto Magistrale di Pozzuoli.
Il 1° ottobre 1970 fu trasferito come preside al Liceo “De Bottis” di Torre del Greco.
Dal 1° novembre 1970 fu incaricato di Storia Romana al Magistero di Salerno. Incarico divenuto stabilizzato.
Il 20 dicembre 1972 dà le consegne alla nuova preside incaricata.
Il 31 dicembre 1973 si mette in pensione nella scuola media, conservando l’incarico stabilizzato all’Università.
Il 16 aprile 1976 vince il concorso a cattedra di Storia Romana e prende servizio all’Università della Calabria a Cosenza.
Il 1° novembre 1977 si trasferisce all’Università di Bari, Facoltà di Magistero.
Il 1° marzo 1986 si reca a Pau (Francia), per un corso di Storia Romana e un altro di Storia Greca, nel programma di scambi culturali.
Il 31 ott. 1990 cessa dal servizio attivo ed entra nel fuori-ruolo.
Il 31 ottobre 1996 finisce il fuori-ruolo.
Il 1° novembre 1996 va in pensione.
Comincia così il periodo forse più bello della sua vita. Tempo in cui si fa ciò che più piace e non ciò che si è obbligati a fare. Studi preferiti; pubblicazioni covate sempre nel cuore e mai realizzate per mancanza di tempo; collaborazioni a cui ci si sente portati; messa a disposizione dei giovani della sua lunga esperienza, delle sue sensibilità, delle conoscenze a lungo acquisite, com’è stato suo costante desiderio.
Va segnalata fra l’altro, la collaborazione al periodico "Il Confratello" che si pubblica a Bari e l’assidua cura alla Società di Storia Patria per la Puglia.

TITOLI ACCADEMICI.

- Laurea in Lettere classiche, Univ. di Napoli, 22 dic. 1942;
- Diploma di Perfezionamento in Filologia Classica, Univ. di Napoli, 8 genn. 1948;
- Doctorat en Philologie Classique, Univ. di Lovanio, 10 luglio 1957;
- Libera docenza in Storia Greca e Romana, conseguita nell’aprile 1959.

SERVIZIO SCOLASTICO - Prima Fase.

Catanzaro. Il 5 novembre 1944 prese servizio scolastico a Catanzaro, Liceo “Galluppi”, come supplente incaricato. Vi restò 5 anni. Poi, vinto il concorso a cattedra, restò come ordinario altri 3, fino al 30 settembre 1952. Concorso per titoli ed esami a 20 posti, classificatosi 5° su 5000 concorrenti.
Il 20 dicembre 1950 la madre muore a Catanzaro all’età di 54 anni.
1° ottobre 1952 - 30 settembre 1953, insegna al Liceo “Cirillo” di Aversa.
1° ottobre 1953 - 30 settembre 1955, insegna al Liceo “De Bottis” di Torre del Greco.
Nel frattempo fu borsista all’estero.
Servizio all’estero (8 anni).
Parigi, un anno, 1955, per prima borsa di studio: si sentì vero studente.
Bruxelles, 1955/56, seconda borsa di studio.
1956/57, terza borsa di studio: in luglio conseguì il dottorato a Lovanio.
Dal 1° ott. 1957 passato al Min. Aff. Est. fu distaccato a Bruxelles presso l’Istituto Italiano di Cultura, 38 Rue de Livourne.
1957/58: addetto alla Biblioteca dell’Istituto e a Corsi interni.
1958/59: Corso Universitario a Gand e corso ad Anversa.
1959/60: Staccato all’Università di Lovanio e Incaricato all’Istituto Superiore di Mons (Belgio).
1960/61: Idem come sopra.
1961/62 : Idem c. s.

SERVIZIO SCOLASTICO. Seconda Fase.
Il I ottobre 1962 tornò a Napoli, al Liceo “Umberto I”, dove insegnò per sei anni di seguito, come già detto. Intanto aveva conseguito la Libera Docenza in Storia Greca e Romana a metà aprile 1959, mentre era in servizio a Bruxelles.
Nel 1969 risultò vincitore al concorso a preside dei Licei: il 12 dicembre 1968 ebbe la nomina e fu assegnato al Liceo “A. Nifo” di Sessa Aurunca.
Il 1° ottobre 1969 fu comandato all’Istituto Magistrale di Pozzuoli.
Il 1° ottobre 1970 fu trasferito come preside al Liceo "De Bottis" di Torre del Greco.
Dal 1 ° novembre 1970 fu incaricato di Storia Romana al Magistero di Salerno. Incarico divenuto stabilizzato.
Il 20 dicembre 1972 dà le consegne alla nuova preside incaricata.
Il 31 dicembre 1973 si mette in pensione nella scuola media, conservando l’incarico stabilizzato all’Università.
Il 16 aprile 1976 vince il concorso a cattedra di Storia Romana e prende servizio all’Università della Calabria a Cosenza.
Il 1° novembre 1977 si trasferisce all’Università di Bari, Facoltà di Magistero.
Il 1° marzo 1986 si reca a Pau (Francia), per un corso di Storia Romana e un altro di Storia Greca, nel programma di scambi culturali.
Il 31 ott. 1990 cessa dal servizio attivo ed entra nel fuori-ruolo.
Il 31 ottobre 1996 finisce il fuori-ruolo.
Il 1° novembre 1996 va in pensione.
Ha dato 54 anni alla scuola e 2 anni al servizio militare: in tutto 56 anni al servizio statale.
Per completare la sua attività scolastica, va detto che ha partecipato agli esami di stato: 4 volte a Catanzaro, come Commissario, e 12 volte come Presidente a:
Taranto, Lacedonia, Cosenza, Campagna, Teramo, Sessa Aurunca, Teramo, Napoli, Lecce, Napoli, Battipaglia, Napoli.
Partecipazione agli esami di abilitazione nel 1965, come Presidente, a Salerno, e al corso abilitante a Napoli.
Partecipazione a Concorsi di Scuola Media Superiore: 2 volte a Roma (1971 e 1972). A Concorsi Universitari: 2 volte a Roma (1973 e 1985).
Partecipazione a Convegni:
in Italia, svariati;
all’ Estero: Parigi ( Francia) 1986 e 1990
Tubinga (Germania) 1992
Siviglia (Spagna) 1994
Scutari (Albania) 1996.

PRESIDENZA. Vincitore del concorso a preside dei licei (9° in graduatoria, 1° in Campania), scelse la sede di Sessa Aurunca.
Sessa Aurunca: 12 dic. 1968-30 sett. 1969.
Pozzuoli, comandato presso l’Istituto Magistrale, 1° ott. 1969/30 sett. 1970.
Torre del Greco, per trasferimento, 1° ott. 1970-20 dic. 1971.
UNIVERSITÀ.
Il 10 luglio 1957 conseguì il dottorato in Filologia Classica presso l’Università di Lovanio.
1° ottobre 1957 - 30 settembre 1962, per cinque anni di seguito, fu assegnato all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, 38 Rue de Livourne: il 1° anno diede lezioni all’Istituto di Bruxelles, il 2° lezioni all’Università di Gand e Anversa, il 3°, 4° e 5° incaricato all’Institut Supérieur di Mons e lettore all’Università di Lovanio.
Salerno, Magistero, incaricato dal 1° nov. 1970.
Chiesto ed ottenuto il congedo dalla presidenza, il 31 dic. 1973, mantenne la cattedra di Storia Romana, come incaricato a tempo indeterminato per 6 anni, fino al 31 ott. 1976.
Intanto si conclude per lui il concorso alla cattedra di Storia Romana, bandito nel 1974 e terminato nel gennaio 1976: risulta vincitore e gli si chiede di indicare la sede. Sceglie Cosenza, Università della Calabria.
Cosenza. Prende servizio il 16 aprile 1976. Resta fino al 31 ott.1977.
Bari. Prende servizio il 1° nov. 1977 presso la Facoltà di Magistero, dove svolge regolare insegnamento fino alla conclusione della carriera, tranne un breve periodo dell’86.
Pau. Nello scambio culturale, si reca a Pau, in Francia, Faculté de Lettres, il 1° marzo 1986 e svolge 2 Corsi, l’uno di Storia romana (Bibliografia di Augusto) e l’altro di Storia Greca (I Greci d’Occidente). Rientra in giugno.

NOMINE ACCADEMICHE. Socio della Società di Storia Patria per la Puglia, Bari. Socio dell’Accademia delle Scienze di Bari. Socio dell’Accademia Angelica Costantiniana di Roma. Socio Onorario della Società di Storia Patria, Sez. di Trani. Socio Onorario del Centro Ricerche Opere Storiche ed Artistiche del Territorio, di Grumo Appula (Bari).

RESIDENZE LEGALI:
A Grumo, a Vico Equense, ad Adelfia-Canneto, a Gioia del Colle, presso l’Esercito Italiano durante il servizio militare, a Catanzaro, a Napoli, a Parigi, a Bruxelles, di nuovo a Napoli, a Cosenza, a Napoli, a Bari.

MATRIMONI:
1) con Fernanda Cecchini di Notaresco (Teramo), 11 sett. 1948, da cui ebbe due figli, Michele e Maria. Fernanda morì il 6 sett. 1974. Michele, nato a Catanzaro l’8 marzo 1950, laurea in lettere, insegna a Cermenate (Como). Maria Pasqualina, nata a Giulianova il 21 marzo 1953 (e trascritta a Napoli), laurea in lettere, insegna a Napoli, Liceo Cl. “Sannazzaro”: autrice di varie pubblicazioni di storia moderna;
2) con Maria Immacolata Tomaselli di Forchia (Benevento), 9 ott. 1975, da cui ebbe una figlia, Angela, nata a Napoli il 4 ag. 1979, ora iscritta all’università “La Sapienza” di Roma.

CONCLUSIONI
Il prof. Sirago, come si vede, è un personaggio super-attivo. Insaziabile negli studi e in sempre nuove esperienze d’insegnamento, desideroso di mettere a disposizione degli altri, dei giovani, il suo ricco bagaglio di conoscenze e di esperienze di vita. Instancabile nell’affrontare sempre nuovi traguardi.
In un suo racconto autobiografico, “Il Decennale”, ha impresso il suo autoritratto: “Un tempo ( ma io direi in tutta la sua vita) l’ansia mi proiettava verso il futuro, impedendomi di cogliere intensamente il presente”. E se proprio è giunto ad accettare “le mutevoli apparenze della realtà e a capire che la felicità è di prenderle per quelle che sono e non come si vorrebbe che fossero”, è pur vero che l’ansia verso il futuro gli è rimasta per sempre.
Di qui la ricchezza del suo curriculum ed il suo nomadismo, nonché quelle pillole di saggezza derivate dalla sua esperienza.
Ecco infatti alcune considerazioni sull’uomo: “Fragilità della vita: siamo appesi ad un filo. E subito l’annientamento. Dura più una creazione umana che la vita del suo ideatore. L’uomo è solo talvolta capace di ragionare: la maggior parte della vita la svolge tra ciechi istinti e violenze contrastanti. L’uomo è così insensato che ha bisogno di una cassa per morire.
Ma la più gran grande stupidità è nell’acquisto delle ricchezze: come si fa a non considerare la brevità dell’esistenza e la fragilità dei beni materiali, che provocano solo infinite preoccupazioni?
Stupida è anche la ricerca della gloria, vuoto rimbombo di un’eco che si perde nell’eternità”.
Ed ancora: “Se l’uomo fosse più ragionevole non avrebbe bisogno di nessuna guida”. Infatti si dice che le leggi sono inutili, sia per i saggi, che per i furfanti. I primi, in quanto non hanno bisogno di esse per comportarsi correttamente, gli altri perché se ne infischiano di esse. Ma sono necessarie per proteggere i primi e scoraggiare i secondi, onde rendere più vivibile questa nostra società.
Ed ecco con quale disincantato pessimismo guarda alla storia e alla società: “La storia è frutto dell’operosità umana, di tutti insieme: i politici tendono in genere a rubare e a disperdere; obbediscono o all’ambizione o all’interesse immediato. Malgrado le loro intenzioni brigantesche, l’umanità si evolve in meglio. Onde la considerazione che Dio sa ricavare il bene anche dal male”.

PUBBLICAZIONI
Sono oltre 250 (e altre in corso di stampa), tra volumi e articoli vari, come pubblicato nel repertorio a parte. Sono uscite in Belgio, Germania, Francia, Spagna, Albania e Italia ovviamente.
Per lo più trattano di storia romana, con particolare riguardo agli aspetti economici.
Ha scritto altresì una quindicina di opere inedite, tra cui tutte le opere di Virgilio tradotte in versi.
Ha pubblicato anche 6 romanzi.
Continua questa sua attività.
Però per comprendere meglio lo sviluppo della sua attività letteraria, è bene cercar di sapere qualcosa dalle sue confessioni benevolmente estortegli.
Fermo l’impegno di dedicarsi alla letteratura latina, per qualche tempo restò pendolare verso la narrativa. In questo settore ebbe anche vari riconoscimenti. Nel Premio Fiuggi 1947 fu segnalato fra i primi tre (al 2° posto) un suo romanzo “Zio Ministro”, giudicato positivamente dalla commissione, romanzo poi mai pubblicato, anzi distrutto, in concorrenza col romanzo di Libero Bigiaretti. Nell’agosto 1950 nel Premio Riccione per il Dramma entrò nella terna vincitrice, con un lavoro “La terra di Dio”, mai pubblicato né rappresentato. Nelle Olimpiadi Culturali per il Quinto Centenario di Colombo a Genova il 24 nov. 1950 fu premiato per lo stesso dramma nella settimana 10-17 dic.
Tornato a Catanzaro, il 20 dic. perdette la madre, 54enne!
La perdita della madre l’indusse a mettere da parte ogni progetto di narrativa o altra fisima letteraria. Decise di badare ormai soltanto alla sua “carriera”, quindi solo letteratura latina.
Invece, la prima borsa di studio a Parigi (nel 1955) l’indusse a raddrizzare il tiro, sulla storia romana, con grande disappunto del suo professore, Francesco Arnaldi.
Ma l’altalena si fermò solo per un certo tempo, anche lungo: negli anni avanzati finì col cedere alle antiche tentazioni, che fecero capolino quando 1’intera “carriera” era compiuta, con slancio però... secondo lui affievolito.

(Tommaso Regina, Omaggio al ch.mo prof. Vitantonio Sirago, cittadino illustre di questa nostra TERRA GRUMI, C.R.O.S.A.T. (Onlus), Grumo Appula 2003)



webmaster:vito sirago [login]