Prof.VITANTONIO SIRAGO

Professore di storia romana
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02 - Antonio La Penna su Catullo, poeta della giovinezza, Arona, Paideia 1947


Antonio La Penna in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, a. 1948, fasc. I-II. Pg. 159, su: Vito Sirago, “Catullo, poeta della giovinezza”, Arona, Paideia 1947, pp.94.

(Testo)
“Il libro è già equamente giudicato dall’Arnaldi nella prefazione. E’ diffìcile trovare delle poesie catulliane un commento così fresco e così vivo: talora, naturalmente, si può discutere l’interpretazione del tono, ma sempre il commento ha in certo modo il sapore del testo. Più discutibili sono alcune importanti interpretazioni cronologiche e biografiche. Per esempio, è ben diffìcile collocare il c. 64 al principio dell’attività poetica di Catullo: c’è in esso una tecnica letteraria ad incastro che si ritrova nel 68: è più probabile che esso appartenga a un periodo in cui Catullo è letterariamente maturo e raffinato. E’ parimenti difficile che il morbus del 76 non sia la malattia d’amore; l’amore come malattia era ormai un topos letterario, forse più antico dell’antica Fedra euripidea, che già quel morbo aveva espresso in bellissima poesia. E su tanti punti si potrebbe discutere. Ma più importa notare che non si vede chiaramente che cosa l’autore intenda per letteratura. Non ci scandalizziamo affatto a sentire che in alcune nugae vi sia della letteratura: tanto più in quanto riteniamo che il Catullo più vero non sia nelle nugae scherzose, ancora vicine all’esperienza alessandrina del paigma, benché rivissuta con originale immediatezza. L’autore sembra trovare letteratura ogni volta che ci sono riferimenti letterari, poesia ogni volta che crede di sentire sincerità vissuta. E’ troppo semplice, ed anche falso. Un brano di Virgilio può essere denso di riferimenti letterari ed essere profonda poesia (Omero stesso è pieno di formule epiche. . .letterarie); la sincerità vissuta può essere semplice confessione. In Italia su questi concetti c’è una lunga e raffinata teorizzazione. Veramente nell’autore il gusto e la vivezza sentimentale fanno sentir meno questa debolezza metodologica.”
Antonio La Penna



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