Prof.VITANTONIO SIRAGO

Professore di storia romana
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07 - Richard M. Haywood su "L’Italia Agraria sotto Traiano", Louvain, 1958


Richard M. Haywood, University College, New York University, su Book Reviews: “L’Italia Agraria sotto Traiano”, by Vito Antonio Sirago, Pp.xxi+339. Publications universitaires, Louvain, 1958, 320 francs belges.

(Testo)

“The existence of Trajan’s (and other) alimenta suggests something wrong in rural Italy, something probably to do with population. With all we know of rural Italy in the first and second centuries, it is diffìcult to find enough definite evidence for a trustworthy picture of the size of the population and the state of agriculture. The population, at least that which was willing to do farm work, has generally been supposed to have been less than the best number.
In Sirago’s study the supposed manpower shortage in Italy and the great influence of the imperial estates on agriculture are continually emphasized. The landowners of Italy, without the hard impersonal competition of the emperor, would have been able to deal with the routine problems and with the labor shortage. But the emperor could procure and control slaves better than they could when slaves were scarce. He could also entice free men out of the Italian labor market to go to his estates in the provinces, or offer better conditions to free men in Italy.
Sirago fìnds the phrase “economic emancipation of the provinces” meaningless, for he believes that the rise of provincial agriculture was due to the decision of the emperor’s agents to give up vine and olive culture in Italy, since even on imperial estates the labor shortage raised the labor cost, and go to the provinces, where more labor was available. The idea of such a plan would be more convincing if better supported by analysis of the conditions of labor and soil and the general state of agriculture in the provinces.
The condition of Italy thereafter is described not as decay or ruin, but production for subsistence and for local markets. We should have a sharper analysis of the possibilities of the Italian market and (as Chilver suggests) of exportation of wine or oil to the new northern markets.
Sirago has excellent collections of evidence on agricultural conditions. He is perhaps less happy in theorizing than in describing. The arguments on the labor shortage trouble me; on pp. 11, 136, 149, 156, 159, 167 and 206 are arguments the reader may wish to test for himself. Yet the course of the argument, is sensible and suggestive and is probably capable of stronger support than it receives here.
This is a good inaugural effort; we hope the author will continue in this difficult, useful field.
Richard M. Haywood
University College,
New York University

(Traduzione)
“L’ITALIA AGRARIA SOTTO TRAIANO”, di Vito Antonio Sirago. Pp.xxi + 339. Pubblicazioni universitarie, Louvain, 1958, 320 franchi b.
“L’esistenza degli alimenta di Traiano e di altri fa pensare a qualcosa di errato nell’Italia rurale, qualcosa probabilmente in relazione alla popolazione. Malgrado tutto quello che noi sappiamo dell’Italia rurale nei secoli primo e secondo, è diffìcile trovare prove abbastanza definite per un ritratto dello spessore della popolazione e dello stato dell’agricoltura. Si pensa che la popolazione, almeno quella che era incline a fare lavori agricoli, sia stata di numero inferiore a quello che poteva essere auspicabile.
Nello studio di Sirago la supposta mancanza di manodopera in Italia e la grande influenza dei possedimenti imperiali nell’agricoltura vengono continuamente enfatizzati. I proprietari terrieri dell’Italia, senza la dura impersonale competizione dell’imperatore, sarebbero stati in grado di affrontare i problemi di routine e quelli connessi con la mancanza di lavoratori. Ma l’imperatore poteva procurare e controllare gli schiavi meglio di quanto essi potessero fare quando gli schiavi erano scarsi. Egli poteva anche attirare uomini liberi e allettarli ad uscire dal mercato del lavoro italiano per andare nei suoi possedimenti nelle province, oppure offrire migliori condizioni a uomini liberi in Italia.
Sirago trova l’espressione “emancipazione economica delle province”, senza significato, poiché egli crede che lo sviluppo dell’agricoltura provinciale era dovuta alla decisione degli agenti dell’imperatore di rinunciare alla coltivazione della vigna e dell’ulivo in Italia, dal momento che persino nei possedimenti imperiali, la carenza di manodopera faceva innalzare il costo della stessa, e di trasferirsi nelle province dove più manodopera era disponibile. L’idea di un simile progetto sarebbe stata più convincente se meglio supportata da analisi delle condizioni del lavoro e del terreno e dello stato generale dell’agricoltura nelle province.
La condizione dell’Italia da allora in poi viene descritta non come decadenza o rovina, ma produzione per la sussistenza e per i mercati locali. Dovremmo avere una analisi più acuta delle possibilità del mercato italiano e (come suggerisce Chilver) della esportazione del vino o dell’olio ai nuovi mercati del nord.
Sirago ha una eccellente raccolta di prove sulle condizioni dell’agricoltura. Egli è forse meno felice nel teorizzare che nel descrivere. Le argomentazioni sulla mancanza di lavoro mi “infastidiscono”; nelle pagg. 11, 136, 149 159, 167 e 206 ci sono argomentazioni che il lettore potrebbe desiderare di verificare da sé. Tuttavia il corso delle argomentazioni è sensibile e suggestivo ed è probabilmente capace di un sostegno più forte di quello che riceve qui.
Questo è un buon tentativo inaugurale; speriamo che l’autore voglia continuare in questo diffìcile ma utile campo”.
Richard M. Haywood
University College
New York University



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