Prof.VITANTONIO SIRAGO

Professore di storia romana
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10 - (Data e autore?) su "I Cassiodoro. Una famiglia calabrese alla direzione d’Italia nel V e VI secolo”, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino, 1983


Su Recensioni. Eco della Stampa. (Data e autore ?): V. A. Sirago: “I Cassiodoro. Una famiglia calabrese alla direzione d’Italia nel V e VI secolo”, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino ed. 1983. Pp. 123, £.12.000.

(Testo)
"Tutti gli studiosi di antichità e letteratura latine conoscono un Cassiodoro: il Flavio Magno Aurelio Cassiodoro autore delle Variae e delle Institutiones. In realtà egli non è che l’epigono di una affascinante saga familiare snodantesi attraverso quattro generazioni negli anni tormentati del V e VI secolo.
Il Sirago, che ha proposto una sua specifica competenza sul tardo-antico con il più che ventennale Galla Placidia e la trasformazione politica dell’Occidente, mira ad inquadrare, in questo volumetto, la figura del più famoso Cassiodoro nella secolare vicenda della sua cospicua famiglia, così radicata nella storia locale del meridione d’Italia e così prossima, lungo cruciali decenni, al centro del potere.
Dopo una breve presentazione, sentimentalmente partecipe (non mancano nel volume violazioni della impassibilità storica a vantaggio di moti del cuore e di un insistito richiamo a una pregiata “calabresità”), l’autore esamina la famiglia nel contesto aristocratico del tempo: la lontana ascendenza antiochena, i latifondi in una Calabria ancora redditizia che ispira ad essa un sentito campanilismo.
Seguono i capitoli dedicati a ciascuno dei tre Cassiodori minori: il primo, difensore di Sicilia e Bruzio dai Vandali nel 440-441 (non 445, come voleva il Mommsen), autore di quell’aggancio alla famiglia prestigiosa di Ezio, col risultato che il secondo Cassiodoro sarà compagno del secondogenito di Ezio nella ambasceria ad Attila.
Col terzo Cassiodoro (nato intorno al 460) viviamo il tormentato passaggio all’effimero dominio gotico: la sapienza politica nel calcolare il momento opportuno per salire sul carro del vincitore (garantendo a Teodorico il controllo di tutto il sud-Italia, cui era stato preposto - secondo tradizione familiare - da Odoacre), viene debitamente messa in rilievo dal Sirago il quale, tuttavia, nel tentativo di scagionarlo dall’aleggiante sospetto di tradimento, incorre in una contraddizione (p.74): dopo aver affermato che il gesto di Cassiodoro III fu determinante per la vittoria di Teodorico (onde la gratitudine palese e duratura dello stesso per quella famiglia), afferma che fu saggezza il suo schierarsi dalla parte del più forte (il che, implicitamente, nega la rilevanza del suo schieramento).
I compensi, comunque, non tardarono a venire: praefectus praetorio dal 500 circa al 507, poi patricius. La via che avrebbe accostato ai vertici del potere l’ultimo Cassiodoro era aperta.
Per il quarto Cassiodoro, quello conosciuto in più larghe cerchie, il Sirago usa la denominazione distintiva di scrittore. In effetti, la sua attività politica non fu certo irrilevante: console ordinario nel 514, patricius, corrector della regio III, (ovviamente) tra 515 e 523, erede di Boezio nell’incarico di magister officiorum, in pratica, del regno gotico all’epoca della minorità di Atalarico (intorno al 527), praefectus praetorio nel 535, allorché si ritirò da Ravenna a Roma a vita privata. Qualche anno dopo raggiunse Costantinopoli per restarvi una decina d’anni. Indi si ritirò a Squillace ove mori a 93 anni”.



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