Prof.VITANTONIO SIRAGO

Professore di storia romana
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15 - Isabella Loschiavo su "Cicadae noctium. Quando le donne furono monache e pellegrine", Rubbettino, Soveria Mannelli 1986


Isabella Loschiavo sulla “Gazzetta del Sud” del 3/5/1986, pag.3: “Femminismo a Roma nel tardo impero”,
(Testo)
"Antonio Sirago - ordinario di storia romana presso l’Università di Bari - si dedica agli studi del femminismo d’epoca classica. Ha già pubblicato Galla Placidia e la trasformazione politica dell’Occidente, Livia Drusilla. Ha esaminato il femminismo nella storia romana tra la battaglia di Azio e la morte di Nerone, enucleando un momento saliente di ascesa della donna in tutti i campi dell’attività umana.
Recentemente per i tipi della Rubbettino ha pubblicato “Cicadae noctium. Quando le donne furono monache e pellegrine”. L’analisi dello studioso si concentra nel periodo tra il 370 e il 450 d.C, un ottantennio che segna il trapasso dal vecchio al nuovo mondo storico-sociale. E’ il secolo della donna madre, donna padrona, donna autoritaria. La verifica s’innesta nella ricostruzione storica delle donne che hanno lasciato un’impronta nell’amministrazione pubblica influenzando gli imperatori e quasi condizionando le loro decisioni verso mete prestabilite ed agognate.
Non si può parlare ancora di femminismo ma certo di una diversa valutazione della donna nella società. La sua figura non è più relegata alle mansioni domestiche, anzi sostituisce l’uomo in posti di responsabilità, interviene in sua vece nei momenti in cui egli è assente o si rende incapace di guidare la situazione. L’affermazione dell’elemento femminile non è riservato al solo livello imperiale, ma esteso anche ad altri strati, come le donne di corte.
L’incisivo rilievo che assume una donna nella vita di un uomo è dimostrato dallo scrittore con vari esempi desunti dall’excursus storico. Le donne del tardo impero sono dotate di un elevato grado culturale specie nelle lettere classiche. Si rileva che anche le schiave sono addestrate allo studio del latino. Il Cristianesimo contribuisce alla democratizzazione delle masse, proponendosi la diffusione della Bibbia, dei Vangeli e delle Lettere degli Apostoli.
Sirago sottolinea la capacità intellettuale della donna di quel periodo che assurge anche alle idee filosofiche. E’ il caso di Ipazia che s’interessa alla filosofìa neo-platonica e ricopre la cattedra filosofica di Alessandria. L’autore cita alcune imperatrici che si distinguono per la loro elevata cultura, come Eudocia, moglie di Teodosio II, autrice di una vasta produzione a carattere biblico - religioso. Sostiene che è proprio l’alto livello della cultura femminile a valorizzare la preparazione di qualche dotto eminente: San Girolamo e Sant’Agostino che sono stimolati e sostenuti nel loro apostolato da donne capaci e fervide. Lo scrittore precisa che la figura femminile non opera in settori separati, ma affianca l’uomo coadiuvandolo in diversi rami. Non mette in discussione la supremazia maschile, né assume atteggiamenti d’indipendenza. Ancora la donna del tardo impero non possiede una coscienza di categoria e non aspira a differenziarsi dall’uomo, si limita soltanto ad essergli da supporto.
Quando il Cristianesimo diffonde un nuovo modo di concepire la vita con la scoperta dell’anima individuale, la donna si rende attivamente partecipe, si dedica al monachesimo allontanandosi dalla famiglia. Infatti nel periodo esaminato molte donne, tra cui in maggioranza vedove, si danno alla vita monastica. A Lubiana viene istituito un monastero di vergini che tengono rapporti epistolari con Girolamo. Un’altra famiglia di monache è quella di Paola, dove la madre vedova si dedica a vita religiosa trascinando altre due figlie. La rivalità con gli uomini si concretizza anche nel pellegrinaggio in Terra Santa durante l’età costantiniana.
Le donne non si astengono dai sacrifìci del viaggio, ma affrontano qualsiasi difficoltà con abnegazione e fermezza d’animo. Sirago documenta i viaggi compiuti da Eudocia, moglie di Teodosio II, e da Etheria, cognata di Rufino. Le donne si fanno coinvolgere dalla generale crisi politica dell’impero emulando gli uomini che si sottraggono alla vita civile delusi dalla realtà.
Memorabile nella storia è il ruolo delle due Melanie, senior e junior, ed anche di Paola e di Eudocia. Melania senior, vedova di Valerio Massimo, dopo il dramma della morte dei due figli, s’imbarca verso Gerusalemme. Fonda sul Monte Oliveto un monastero chiamando a dirigerlo Rufino di Aquileia. Melania junior, figlia di Valerio Publicola, sui vent’anni, rinunziando a tutta l’eredità, col consenso del marito, si dedica alla vita religiosa dimorando a Tagaste.
L’altra donna che preferisce alle gioie mondane la vita claustrale è Paola su cui l’autore fa un’ampia disanima attenendosi all’Epitaphium Sanctae Paulae di San Girolamo. Ma il regno della donna nel tardo Impero è effimero perché non costruito su salde basi di una coscienza matura, perciò crolla irrimediabilmente ad ogni svolta politica o crisi economica, come dall’emancipazione femminile del periodo della famiglia Giulio-Claudia si passa al declino scaturito dall’involuzione commerciale e sociale.”
Isabella Loschiavo




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